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Antonio's personal web spaceBen Hur al suo cavallo prima della corsa: "Amico mio, non pensare di partire forte e di aver già vinto, perchè la corsa non si vince al primo, ma all'ultimo giro..." |
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8月18日 Dieci domande al sindaco DotoliSull'esempio del giornale "la Repubblica", che ha pubblicato dieci domande al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi relativamente al caso Noemi Letizia, ho preparato anch'io dieci domande che mi piacerebbe rivolgere al Sindaco di Lucera Pasquale Dotoli, a seguito dell'incredibile crisi politica realizzatasi negli scorsi giorni. Spero ovviamente di non restare anch'io senza risposte.
1) Signor Sindaco, nella conferenza stampa del 29 luglio a Palazzo Mozzagrugno lei ha dichiarato di essere stato preso “a pesci in faccia” dal suo partito. Il 16 agosto lei ha ritirato le dimissioni, parlando di “piena fiducia nei suoi confronti”. Cosa è cambiato in questi giorni? 2) Signor Sindaco, lei aveva indicato Aldo Vitarelli per ricoprire la carica di Presidente del Consiglio Comunale; nella seduta del 28 luglio, però, i Consiglieri hanno eletto Giuseppe Pica, e a causa di questo verdetto lei ha rassegnato le dimissioni prima ancora di prestare giuramento. Chi sarà il nuovo presidente del Consiglio? 3) Signor Sindaco, nel Consiglio Comunale del 28 luglio sette consiglieri su undici del suo partito, il Popolo delle Libertà, hanno votato contro le sue indicazioni relativamente alla Presidenza del Consiglio, mentre i restanti quattro non erano presenti in aula, dando così l’impressione di una spaccatura interna; com’è la situazione all’interno del suo partito? 4) Signor Sindaco, la lista Democrazia Cristiana – Libertas, della quale Giuseppe Labbate è coordinatore cittadino, fa parte della coalizione con la quale lei ha vinto le elezioni, ma nonostante ciò è stata estromessa dalla giunta; qual è il ruolo della suddetta lista all’interno della coalizione? 5) Signor Sindaco, una delle maggiori polemiche degli ultimi giorni ha riguardato la carica di city manager, e relativo compenso, da lei assegnata prima del ritiro delle deleghe al Sen. Costantino Dell’Osso; chi sarà il nuovo city manager, e a quanto ammonteranno i suoi emolumenti? 6) Signor Sindaco, lei ha presentato una richiesta ai Vice Presidenti del Consiglio Vincenzo Forte e Mario Massariello per convocare un Consiglio Comunale d’urgenza da svolgersi entro il 16 agosto, richiesta poi respinta per mancanza dei requisiti di urgenza; cosa ne pensa di questa decisione? 7) Signor Sindaco, sui due maggiori net-journal cittadini (Luceraweb e Il Frizzo) le è stata presentata la proposta di svolgere il prossimo Consiglio Comunale in un luogo più ampio, quale lo Stadio o l’Anfiteatro, per garantire una maggiore partecipazione da parte della cittadinanza; crede di poter accogliere questa proposta? 8) Signor Sindaco, in questi giorni si è parlato spesso di “bene della città”; crede che la sua decisione di dimettersi prima e di ritirare le dimissioni poi abbia effettivamente contribuito al “bene della città”? 9) Signor Sindaco, crede che “il ritrovato spirito di collaborazione fra tutte le forze politiche della maggioranza” le consentirà di portare a termine i cinque anni della legislatura? 10) Signor Sindaco, di chi è la colpa della crisi politica vissuta dalla città di Lucera negli ultimi venti giorni?
Antonio De Troia 8月16日 Il Consiglio Comunale allo stadio o all'anfiteatroLucera, 12.08.2009 - «Egregio Direttore del Frizzo, Antonio De Troia 7月3日 E Debora la vincente diventò nel Pd una giovane petulanteIl «paradigma Serracchiani» prescrive che nel Pd il giovane adottato da tutti sia trattato come un cucciolo da vezzeggiare con paternalistica accondiscendenza, ma se è un giovane che sceglie una parte e dice la sua, allora sono rampogne severe, commiserazione, persino dileggio. Da un giorno all'altro il volto nuovo di Debora Serracchiani si deforma nel simbolo dell'ingenuità. fonte: www.corriere.it 5月25日 Rotto l'incantesimo del nuovo Don RodrigoForse ora la smetterà d'insistere sulla propria esuberanza sessuale, sulle belle signore da palpare anche tra le macerie del terremoto e sulle veline che purtroppo non sempre può portarsi dietro.
A quasi 73 anni d'età, Silvio Berlusconi si trova per la prima volta in vita sua a fare davvero i conti con l'universo femminile così come lui l'ha fantasticato, fino a permearne la cultura popolare di massa di questo paese. Lui, per definizione il più amato dalle donne, sente che qualcosa sta incrinandosi nel suo antiquato rapporto con loro. Le telefonate notturne a una ragazzina, irrompendo con la sproporzione del suo potere - come un don Rodrigo del Duemila - dentro quella vita che ne uscirà sconvolta. E poi il jet privato che le trasporta a gruppi in Sardegna per fare da ornamento alle feste del signore e dei suoi bravi. Ricompensate con monili ma soprattutto con aspettative di carriera, di sistemazione. L'immaginario cui lo stesso Berlusconi ha sempre alluso nei suoi discorsi pubblici è in fondo quello di un'Italietta anni Cinquanta, la stagione della sua gioventù: vitelloni e case d'appuntamento; conquista e sottomissione; il corpo femminile come meta ossessiva; la complicità maschile nell'avventura come primo distintivo di potere. Nel mezzo secolo che intercorre fra le "quindicine" nei casini e l'uso improprio dei "book" fotografici di Emilio Fede, riconosciamo una generazione di italiani poco evoluta, grossolana nell'esercizio del potere. Di recente Lorella Zanardo e Marco Maldi Chindemi hanno riunito in un documentario di 25 minuti le modalità ordinarie con cui il corpo femminile viene presentato ogni giorno e a ogni ora dalle nostre televisioni, con una ripetitiva estetica da strip club che le differenzia dalle altre televisioni occidentali non perché altrove manchino esempi simili, ma perché da nessuna parte si tratta come da noi dell'unico modello femminile proposto in tv. La visione di questa sequenza di immagini e dialoghi è davvero impressionante (consiglio di scaricarla da www. ilcorpodelledonne. com). Viene da pensare che nell'Italia clericale del "si fa ma non si dice" l'unico passo avanti compiuto nella rappresentazione della donna sia stato di tipo tecnologico: plastificazione dei corpi, annullamento dei volti e con essi delle personalità, fino a esasperare il ruolo subalterno, spesso umiliante, destinato nella vetrina popolare quotidiana alla figura femminile senza cervello. Cosce da marchiare come prosciutti negli spettacoli di prima serata, con risate di sottofondo e senza rivolta alcuna delle professioniste, neppure quando uno dopo l'altro si sono susseguiti gli scandali tipicamente italiani denominati Vallettopoli. In tale contesto ha prosperato il mito del leader sciupafemmine, invidiabile anche per questo. Fiducioso di godere della complicità maschile, ma anche della rassegnata subalternità di coloro fra le donne che non possano aspirare a farsi desiderare come veline. Tale è stata finora l'assuefazione a un modello unico femminile - parossistico e come tale improponibile negli Stati Uniti, in Francia, nel Regno Unito, in Germania, in Spagna - da far sembrare audacissima la denuncia del "velinismo politico" quando l'ha proposta su "FareFuturo" la professoressa Sofia Ventura. Come se la rappresentazione degradante della donna nella cultura di massa non avesse niente a che fare con la cronica limitazione italiana nell'accesso di personalità femminili a incarichi di vertice. Una strozzatura che paghiamo perfino in termini di crescita economica, oltre che civile. Così le ormai numerose indiscrezioni sugli "spettacolini" imbanditi nelle residenze private di Berlusconi in stile harem - mai smentite, sempre censurate dalle tv di regime - confermano la gravità della denuncia di Veronica Lario: "Figure di vergini che si offrono al drago per rincorrere il successo, la notorietà e la crescita economica". Una sistematica offesa alla dignità della donna italiana resa possibile dal fatto che "per una strana alchimia il paese tutto concede e tutto giustifica al suo imperatore". Logica vorrebbe che dopo le ripetute menzogne sulla vicenda di Noemi Letizia tale indulgenza venga meno. La cultura misogina di cui è intriso il padrone d'Italia - ma insieme a lui vasti settori della società - risulta anacronistica e quindi destinata a andare in crisi. Si rivela inadeguata al governo di una nazione moderna. Convinto di poter dominare dall'alto, con l'aiuto dei suoi bravi mediatici, anche una realtà divenuta plateale, l'anziano don Rodrigo del Duemila per la prima volta rischia di inciampare sul terreno che gli è più congeniale: l'onnipotenza seduttiva, la cavalcata del desiderio. L'incantesimo si è rotto, non a caso, per opera di una donna. di Gad Lerner - fonte www.repubblica.it 4月20日 Juventus-Inter vista dal vivoIl 18 aprile 2009 è il giorno di Juventus-Inter, una delle sfide più affascinanti del calcio italiano, da qualcuno definita come il "derby d'Italia". La storia della rivalità tra le due squadre è nota a tutti gli appassionati di calcio, e le ultime vicende contribuiscono a renderla ancora più incerta ed appassionante. Da buon appassionato di calcio, studente universitario a Torino, simpatizzante dell'Inter e nemico giurato della Juventus, decido di spendere 70 Euro (biglietto di Tribuna Est 1^ livello, quel settore che una volta si chiamava "distinti") per godermi una serata da ricordare, anche se ciò comporta accorciare le vacanze pasquali. Il giorno della partita, dovendo ritirare il biglietto al botteghino (l'avevo acquistato su internet sul sito di Listicket, rivenditore ufficiale della Juventus), esco dal collegio alle 17:30 e mi avvio a piedi verso lo stadio Olimpico (che dista circa 1 km), mentre qualche goccia di pioggia inizia a bagnarmi il cappotto. Il primo problema nasce dalla collocazione del settore ospiti: la polizia (numerosissima, insieme alla Guardia di Finanza) ha già chiuso tutte le strade che vi accedono nonostante i cancelli dello stadio siano ancora chiusi e di tifosi ospiti ancora non se ne vedano, e quindi, per arrivare alla biglietteria che dista circa 30 metri in linea d'aria mi tocca fare tutto il giro del parco Olimpico, che comprende oltre allo stadio il PalaIsozaki e la piscina comunale. Finalmente raggiungo il botteghino e una cordiale signora mi consegna il mio biglietto dopo aver controllato il mio documento. Subito si avvicina una faccia poco raccomandabile che mi dice: "Compro il tuo biglietto per 100 Euro", al che gli rispondo che non mi interessa. Visto che manca ancora un po' all'apertura dei cancelli, faccio un giro per il parco Olimpico, dove ascolto una conversazione tra due ragazzi e un'altra faccia poco raccomandabile; quest'ultimo dice di essere in possesso di due biglietti di curva e di venderli a 120 Euro, e di due biglietti di tribuna Est (il mio stesso settore) al costo di 250 Euro (!). Non so se i ragazzi hanno poi comprato quei biglietti; notando che i cancelli sono stati aperti mi avvicino all'ingresso dello stadio pensando alla Guardia di Finanza che stazionava nei pressi del settore Ospiti e mi ha costretto a fare il giro, chiedendomi se forse si erano posizionati nel posto sbagliato (i bagarini erano tutti dall'altro lato). Infatti nella (breve) fila davanti ai cancelli noto che molti, oltre al biglietto e al documento di riconoscimento, hanno anche la ricevuta del cambio nominativo, il sistema utilizzato dai bagarini per vendere comunque i biglietti a prezzo maggiorato in barba alle leggi; alcuni hanno addirittura l'abbonamento, sempre con il cambio nominativo. Dopo il controllo del documento e la meticolosa perquisizione, due simpatici ragazzi davanti alla scalinata mi invitano a provare il nuovo cellulare Sony Ericsson, informandomi che durante l'intervallo ne sarebbero stati estratti ben cinque tra i tifosi presenti allo stadio (almeno mi pagherei il biglietto, penso...). Finalmente, salita la breve scalinata, mi affaccio sul campo ancora coperto da un telone di plastica e privo delle porte; il mio posto è a poche sedie dal settore ospiti occupato dai tifosi dell'Inter, che iniziano lentamente ad entrare. Vicino a me c'è un gruppo di tifosi dall'accento campano, che poco dopo tira fuori uno striscione "Juventus Club Oliveto (Sa)" e capisco di non essermi sbagliato, mentre davanti a me si siedono tre ragazzi dall'accento calabrese che subito dicono "Secondo voi ci sarà qualche bastardo interista seduto in mezzo a noi?"; io sorrido e faccio finta di nulla. Gli interisti nel settore ospiti aumentano e iniziano a sfottere i rivali, cantando "Tornerete in serie B" e "I campioni dell'Italia siamo noi"; subito gli juventini si alzano in piedi e si recano verso la balaustra che li divide dai tifosi avversari, e iniziano le offese reciproche che coinvolgono sorelle, mamme, fidanzate, mogli, figlie e quant'altro. Se fosse limitata ai soli sproloqui la diatriba finirebbe lì, invece poi si passa alle vie di fatto: iniziano a lanciarsi a vicenda bottiglie di plastica, bicchieri e perfino monetine, mettendo a rischio l'incolumità di tutti. Mentre questo spettacolo che offende l'intelligenza umana continua, il campo viene scoperto, le porte vengono montate e lo speaker dello stadio annuncia: "Signore e signori, Juventus Football Club!!!" ed entrano i giocatori della Juventus per il riscaldamento pre-gara, accolti oltre che dal boato del pubblico anche da un migliaio di palloncini che si levano verso il cielo; subito dopo entrano anche i calciatori dell'Inter, tra i quali Ibrahimovic, il grande ex, che viene subito beccato con il coro "Zlatan sei uno zingaro". Inizio a scattare alcune fotografie sempre con un occhio verso il settore ospiti, dal quale continua ad arrivare qualche oggetto nonostante alcuni spettatori, tra i quali un padre di famiglia con due bambini, si lamentino con gli stewarts. Le prime ombre della sera scendono sullo stadio Olimpico e ormai solo i riflettori rimangono ad illuminare il campo mentre i giocatori rientrano negli spogliatoi per indossare le maglie da gioco. L'atmosfera si scalda, lo stadio si è ormai riempito in ogni ordine di posto e, dopo uno spettacolo organizzato dagli sponsor con due acrobate arrampicate su una corda che pende dalla copertura, lo speaker inizia a leggere la formazione dell'Inter tra una bordata di fischi per poi elencare, ad uno ad uno, tutti i calciatori della Juventus dicendo solo il nome e il numero e lasciando al pubblico il compito di urlare il cognome; poi parte l'inno della Juventus e, come per incanto, la curva bianconera si colora di giallo ed espone un tricolore enorme con il numero "29", accompagnato da uno striscione "vinti sul campo"; il resto dello stadio si colora di bandierine bianco-nere, mentre anche i tifosi dell'Inter colorano il proprio settore con una serie di fogli colorati che richiamano il logo della squadra nerazzurra (peccato che, finita la coreografia, non trovino di meglio da fare che lanciarli verso la nostra tribuna), ed in questa atmosfera da brividi entrano le due squadre in campo. Quando l'arbitro Farina fischia l'inizio della gara si sentono solo i tifosi della Juventus, ma la prima occasione è per l'Inter e capita sui piedi di Mario Balotelli, attaccante di colore ma italianissimo, il cui tiro viene salvato sulla linea da Tiago; dopo lo scampato pericolo i tifosi della Juventus iniziano a beccarlo con dei "buuuu" razzisti e con il coro "se saltelli muore Balotelli", dando l'ennesima prova di stupidità (semmai ce ne fosse bisogno). La partita è comunque appassionante anche se non ci sono grosse occasioni per le due squadre, a parte quella di Marchionni per la Juventus che viene abilmente sventata da Julio Cesar in uscita. Il primo tempo si conclude a reti inviolate; durante l'intervallo vengono estratti i cinque biglietti che vincono i cellulari, e ovviamente il mio non c'è (con il settore numero 117 era davvero improbabile...). Nella ripresa la partita cambia decisamente volto: in campo c'è solo l'Inter, che inizia da subito ad attaccare e a pressare la Juventus nella sua metà campo. Il mio vicino ha già consumato un intero pacchetto di sigarette (ma non è vietato fumare negli stadi???) quando l'Inter riparte con un rapidissimo contropiede dalla propria area e, dopo uno scambio tra Muntari e Ibrahimovic la palla capita sul piede di Mario Balotelli che non deve far altro che insaccare il gol del meritato vantaggio. In quel momento il settore al mio fianco esplode di felicità, mentre il resto dello stadio ammutolisce e io sono costretto a strozzare l'urlo nella mia gola pur volendo esprimere la mia gioia (anche se devo dire qualcuno intorno a me mi ha guardato storto...). La Juventus non ci crede più, il mio vicino finisce il secondo pacchetto di sigarette ormai in preda alla disperazione, mentre si sente solo l'urlo "salutate la capolista". La partita si mette ancora meglio quando poco dopo Tiago non trova di meglio da fare che sferrare un calcione a Balotelli e l'arbitro lo manda fuori: il pubblico juventino, intelligentemente, invece di fischiare il suo giocatore per l'ingenuità commessa, lo applaude come se fosse un eroe, mentre Mourinho sostituisce Balotelli, a mio giudizio il migliore in campo, per evitare ulteriori complicazioni. E' incredibile come il tempo sembra fermarsi quando stai vincendo: i minuti passano davvero lentissimi, e poco dopo Buffon dimostra di essere un grandissimo portiere compiendo un vero e proprio miracolo su un tiro di Stankovic, tenendo a galla la sua squadra; il pubblico non ci crede più, e quando il quarto uomo alza il tabellone per indicare il recupero (cinque minuti) parecchi hanno già lasciato lo stadio. Ma come dice sempre mio padre, la Juventus è una "zoccola" perchè non molla mai, e sull'unico calcio d'angolo battuto decentemente, Grygera stacca di testa (lasciato solo dalla difesa e in particolare da Ibrahimovic che non era rientrato in difesa) e fa esplodere lo stadio Olimpico pareggiando le sorti dell'incontro. La gara si chiude con un pareggio che lascia l'amaro in bocca ai tifosi dell'Inter per la vittoria sfumata nel finale, anche se esultano e prendono in giro gli avversari che salutano definitivamente il sogno scudetto, e non soddisfa i tifosi della Juventus che volevano il successo a tutti i costi; saluto i miei vicini di posto (che secondo me alla fine avranno capito che ero interista...) e mi avvio verso il collegio, contento per aver assistito ad uno spettacolo che merita comunque di essere ricordato nonostante l'imbecillità umana abbia rischiato di rovinarlo. |
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